Vasco Pratolini, esponente del neorealismo fiorentino, affermava che l’analogia rivela lo scrittore, ossia il modo di comparare e trasmettere al lettore attraverso una serie di esempi-metafora un concetto o una data sensazione era il modo migliore per far immergere il lettore e renderlo padrone del contesto. Andrea De Carlo va oltre. Il suo stile di scrittura si assurge per una notevole eloquenza introspettiva, permettendogli di descrivere nel modo più semplice del mondo cose, sensazioni e impulsi che noi percepiamo e sappiamo nostri e che allo stesso tempo non abbiamo mai tradotto in parole. De Carlo c’è riuscito con il linguaggio più soffice che abbia mai macchiato carta. Nato a Milano nel 1952, De Carlo cresce e si forma sempre nel capoluogo lombardo sotto l’ala del padre architetto e quella della madre traduttrice. Laureatosi in Storia Moderna inizia ad appagare la sua sete di scoperta viaggiando per i quattro angoli della terra, vivendo per lunghi periodi negli Stati Uniti, in Australia, in Sud America e in diverse città europee.
E’ con il suo terzo romanzo Treno Di Panna (1981), che De Carlo riesce a farsi notare da Italo Calvino e quest’ ultimo gli da una mano a farlo pubblicare da Einaudi. L’anno seguente vince un premio letterario grazie a questo romanzo e fa la conoscenza di Federico Fellini, nasce così un’amicizia che gli permetterà di collaborare al film E la nave va. Tra le altre sue attività non letterarie si possono annoverare: la messa in scena insieme a Ludovico Einaudi dei balletti Time Out e Salgari, con il gruppo di danza ISO e Daniel Ezralov, e i cd da lui musicati Alcuni nomi (con il percussionista bengalese Arup Kanti Das) e Dentro Giro di vento.
I suoi romanzi sono: Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Macno, Yucatan, Due di due, Tecniche di seduzione, Arcodamore, Uto, Di noi tre, Nel momento, Pura vita, I veri nomi, Giro di vento, Mare delle verità. Sono stati tradotti in 21 paesi.
Tra questi andremo a presentare quello che più ha simboleggiato e descritto la lotta dei giovani, di una generazione quella del ’68, contro una società e un sistema politico privi di morale e meritocrazia.
Il romanzo è Due di Due (1989), protagonisti sono due amici: Mario (l’io narrante) e Guido. Diversi per carattere e indole ma uguali nell’insofferenza nei riguardi di un mondo che spiattella ideali e valori a destra e a manca e che alla fine dei giochi non ruota mai verso la direzione giusta. Mario e Guido in sostanza sono i due lati della stessa medaglia, riassumono i due aspetti del carattere di ognuno di noi ovvero quello ribelle, rabbioso e anarchico, pronto a lottare contro le ingiustizie, e l’altro più moderato, paziente, consenziente e rassegnato che preferisce allontanarsi, confuso dal marasma generale, piuttosto che provare a cambiare le cose. Queste due figure rievocano i sogni di gloria e di utopia che l’adolescenza porta con se come bagaglio principale e che si perdono pian piano per strada per forza di cose. Molti critici e scrittori hanno additato Guido come il più bel personaggio della letteratura italiana dell’ultimo ventennio e a mio avviso ha tutto il diritto di meritarsi questa investitura. Ora tocca a voi giudicare.. buona lettura.
Antonio Cataruozzolo
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OTTIMA RECENSIONE DI UN LIBRO SEMPLICEMENTE STREPITOSO.