Una commedia per svelare la “commedia”

locandinailgrandecapo.jpgNel suo ultimo film, Il grande capo, Lars von Trier descrive in chiave farsesca il processo spersonalizzante dell’economia capitalistica, sempre più autonomizzata rispetto ai suoi stessi attori umani. L’ideatore del Dogma 95 non ricorre alle spettacolari acrobazie di Matrix, ma lascia un’altrettanto forte sensazione nello spettatore di vivere in un Grande Fratello di orwelliana memoria.

Il proprietario di una grande azienda informatica danese, pressato dai tanti problemi della sua impresa in crisi, decide di nascondere la propria identità, e si finge il semplice portavoce di un fantomatico Grande Capo di Washington sul quale scaricare ogni responsabilità. Tutto fila liscio sin quando diviene necessaria la vendita dell’azienda ad un’altra più grande, islandese. Che però è disposta a trattare solo con il Grande Capo. La figura misteriosa deve dunque materializzarsi e a questo scopo viene ingaggiato un attore, che naturalmente diventa il capro espiatorio per quei lavoratori che la nuova proprietà intende licenziare.

Il film evidenzia come la logica del profitto generi solo rapporti umani asettici basati sulla falsità generalizzata, delle vere e proprie psicopatologie aziendali. Quando il Grande Capo (presunto) si accorgerà dei “rischi del mestiere” sarà costretto ad inventare a sua volta l’esistenza di un ulteriore Grande Capo del Grande Capo, su cui riversare responsabilità e colpe. Sarà un estenuante scaricabarile apparentemente senza uscita, ma verrà il momento in cui l’attore si ritroverà ad un bivio: rinunciare alla sua arte per recitare la commedia di chi lo paga, o svelare la farsa per riaffermare le sue capacità artistiche e la sua essenza interiore. Il finale, alla von Trier, spiazza un po’ tutti… ma è estremamente realistico.

Il regista danese utilizza per la prima volta la forma della commedia, per svelare la “commedia” insita nel processo capitalistico di produzione. Nella moderna impresa infatti il “padrone” è un elemento del tutto superfluo, sostituito com’è da funzionari stipendiati per operare asetticamente nella rete della riproduzione anonima dei capitali.

Pepzanz

 

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