Il ruolo del giornalista è sempre più difficile da intendere nell’attuale società complessa e globalizzata. Il fatto che il fatidico “undici settembre” sia stato immediatamente documentato da passanti occasionali, che hanno supplito con supporti tecnologici alla mancanza di giornalisti sul posto, farebbe pensare che la tecnologia abbia colmato il gap tra il dilettante e il professionista dell’informazione. Ma le cose non stanno proprio così. Benché blog o siti non direttamente giornalistici facciano sempre più informazione di massa, il ruolo del professionista resta ancora ben distinto dall’amatore. Il giornalista deve attenersi a determinati imperativi categorici: la deontologia professionale e i suoi valori etico-morali. Una frase su tutte potrebbe sintetizzare questi doveri: “Non scrivere d’altri quel che non vorresti fosse scritto di te”, un efficace insegnamento del Maestro Enzo Biagi. Una frase che va intesa in senso rafforzativo dei principi cardine del giornalismo: correttezza, completezza, tempestività. Un’informazione corretta deve avvicinarsi al massimo alla realtà dei fatti, benché la verità assoluta sia impossibile da raggiungere. Per evitare di farsi influenzare troppo dal proprio punto di vista, è necessario provare a mettersi nei panni altrui per capire come si sia potuto verificare un certo accadimento. In modo da verificare “sulla propria pelle” la correttezza delle parole che si intende utilizzare per i protagonisti.
Discorso simile va fatto per il concetto della completezza, poiché tralasciare determinati particolari implica una distorsione della correttezza della ricostruzione. La scelta di cosa vada riportato, e cosa invece possa essere lasciato fuori, è fondamentale per trasferire al lettore la veridicità dell’accaduto. Il terzo dovere deontologico è la tempestività, oggi sempre più intesa purtroppo nel senso esclusivo di velocità dell’informazione. Essere tempestivi significa innanzi tutto svolgere un servizio in osmosi con gli altri due principi. Se la tempestività della notizia va infatti a discapito della sua correttezza o completezza, allora la velocità della trasmissione non servirà a nulla, anzi finirà col produrre una distorsione della verità. Questo oggi rappresenta forse l’aspetto più delicato del ruolo dell’informatore: riuscire a mantenere la priorità dei doveri verso il lettore, rispetto alle costrizioni di una logica di mercato sempre più persuasiva, che impone di dare ad ogni costo la notizia prima del concorrente per sottrargli fette di mercato, anche a discapito dell’accuratezza della stessa. Ciò determina paradossalmente un processo di dis-informazione di massa, proprio nell’era della comunicazione globale. Essere continuamente bombardati da mille notizie infatti non equivale assolutamente ad una maggiore informazione, allora sempre più di frequente si va a ricercare direttamente in rete quel che ci interessa. E’ però possibile considerare giornalistico il servizio reso da chi non appartiene alla categoria? Sarebbe troppo facile rispondere di no, benché sia corretto intendere come “giornalismo” solo quello fatto da giornalisti. Ma quando la realtà procede in maniera rivoluzionaria, le vecchie forme mutano o finiscono abbandonate. E internet, lo si voglia o no, oggi rappresenta una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’informazione.
Non si può non considerare informazione, magari non “giornalistica” ma ugualmente con la I maiuscola, chi risponde ai tre imperativi categorici della correttezza, completezza e tempestività della notizia. Di certo è più semplice attenersi a simili principi per dei professionisti dell’informazione, rispetto a chi fa un blog da un giorno all’altro. Ma la situazione va intesa in chiave dinamica e non statica, poiché non basta fotografare la realtà per coglierne la complessità dei suoi aspetti, ma bisogna cercare di intenderne la direzione in una prospettiva “cinematografica”. E si va in direzione della rimozione dei vincoli non indispensabili alla diffusione informativa. Paradossalmente è la stessa Rete che svolge la selezione delle fonti informative rispetto alla loro attendibilità: un sito, anche non direttamente giornalistico, che deroghi troppo dai tre vincoli difficilmente riuscirà a mantenere credibilità cogli utenti. Al contrario un media ufficiale riesce spesso a prosperare lo stesso anche derogando ai principi basilari, come verifichiamo purtroppo nella realtà odierna, grazie ad appoggi politico-economici influenti. E non è un caso se siamo tra gli ultimi al mondo per quotidiani e libri letti. Forse un modo per coinvolgere chi al momento si sente lontano dalla necessità di informarsi sarebbe quello di avvicinare l’informazione alla realtà in cui viviamo, prendendo esempio da un certo cronismo “all’americana” .
Giuseppe Russo
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