Nel suo ultimo film, presentato al Festival del Cinema di Venezia, Ken Loach affronta la condizione del precariato degli immigrati, e non solo. Angie è una giovane donna divorziata, con un figlio a carico che non vede quasi mai. Come molte delle sue coetanee, passa da un lavoro all’altro alla continua ricerca di un minimo di stabilità. Dopo l’ennesimo licenziamento, prova a passare dall’altra parte della barricata e decide di mettersi in proprio, improvvisando con un’amica un’agenzia di lavoro temporaneo per immigrati.
Sarà l’occasione per confrontarsi coi drammi quotidiani di un popolo invisibile, che vive nei retroterra della società. Se sono infatti diminuiti i proletari puri d’industria, è aumentata a dismisura la massa dei senza-riserve che si affannano nelle metropoli alla ricerca di qualche briciola.
Con questo film, finalmente Loach abbandona il suo consueto approccio politico moralistico: non suddivide più il mondo in sfruttati “buoni” e sfruttatori “cattivi”, ma affronta realisticamente la condizione umana determinata da un sistema economico-sociale in crisi endemica.
La pellicola evidenzia che la regola vale per tutti: non guardare in faccia nessuno. Così Angie accetta di diventare un’aguzzina e finisce inevitabilmente precipitata in un abisso fatto di concorrenza e disumanità, abbandonata in un’escalation di problemi da cui non riuscirà più ad uscire. E nessuno la guarderà più in faccia.
In questo mondo libero… le regole del gioco sono fisse. Anche per quelli come Angie.
Pepzanz
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