Corre l’anno 2030

 

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Il mezzo televisivo ha solitamente la funzione di propinare spazzatura mediatica di facile consumo, ma ci sono rari casi in cui ci si imbatte in qualcosa di significativo, almeno per chi ha la possibilità di ricevere le reti satellitari. Su Cult, canale 142 del circuito Sky, è andata in onda di recente una mini-serie di produzione tedesca: 2030 La rivolta degli anziani. Si tratta di un mocumentary, ovvero un “finto documentario”, format sempre più utilizzato per analizzare tematiche ostiche da trattare in “presa reale”, vedi l’ultimo successo-scandalo di Range, Death of a president, che “documenta” l’assassinio del presidente Usa.

2030 descrive invece una prossima rivolta “gerontocratica”, contro una società che non è più in grado di pagare le pensioni e l’assistenza sanitaria. Il film è ambientato, non certo a caso, proprio in Germania, tra i paesi maggiormente impegnati nei tagli al welfare, ed è costruito come un’inchiesta giornalistica: una reporter d’assalto del futuro interagisce con un sistema informatico – una specie di parete interattiva che fornisce, in video, le informazioni richieste a voce o col semplice movimento delle mani – per risalire indietro nel tempo alle cause del dissesto economico del sistema. Il protagonista del film è uno dei tanti pensionati che sopravvive a stento con la minima di 500 euro al mese. La scena iniziale del film mostra il suo sequestro del presidente di una multinazionale di servizi per anziani ricchi, atto dimostrativo che gli consente di rivelare in diretta video l’esistenza di un famigerato “fattore M” che minaccerebbe l’umanità. Ma una “provvidenziale” bomba insabbia tutto, almeno sino alle indagini della giornalista-carrierista incredula della soluzione prefabbricata, che imputa alla pazzia dell’attentatore la responsabilità dell’esplosione.

Dalle indagini emerge che il “pazzo” era un normalissimo e tranquillo ingegnere pensionato, almeno sino a quando poteva campare di pensione prima che la moglie s’ammalasse. Le tragiche circostanze materiali lo hanno spinto prima a farsi attivista, intento a denunciare alle masse le malefatte del potere, poi, quando si rende conto di una realtà che va oltre il suo limite di sopportazione, si mette in clandestinità e dà vita ad un famigerato commando di “vecchi incazzati”. La old guerrilla inizia con le azioni dimostrative, per finire col sequestro del responsabile della diffusione del Fattore M, lettera che sta per “minimale”, ovvero il minimo necessario alla sopravvivenza dei ricoverati. Il progetto eugenetico in pratica ripropone a un secolo di distanza la vecchia soluzione nazista. Basta sostituire gli anziani (poveri) agli ebrei, zingari o comunisti dell’epoca, e attualizzare la tecnologia e, soprattutto, le tecniche di manipolazione mediatica. Una sorta di “eutanasia di Stato” in salsa democratica; tutto infatti avviene con le firme opportunamente estorte, naturalmente col ricatto economico, a chi sarà soppresso.

Il finale è forse troppo politically correct, visto che grazie alla denuncia giornalistica riescono a venir fuori le magagne e, questo sì quanto meno irreale, vengono pure risolte. Ma il film-tv propone ugualmente diversi spunti interessanti, che rischiano di anticipare il probabile approdo della dinamica sistemica che ha monopolizzato la nostra esistenza attuale: l’economia di mercato.

Pepzanz

2 Risposte

  1. Caro Peppe, quale sottofondo migliore dell’Intermezzo di Mascagni, per leggere le tue fredde e spietate analisi. Tu, che vorresti affrontare il mondo con la forma e la sostanza, rimani il mio “sindacalista” preferito. Perdonami, avrei voluto affrontare il commento con una maggiore serietà, ma davvero la chat, quelle faccine infernali e accattivanti, è alienante… Mi limito perciò a dirti un semplice bravo e continua.

  2. sarebbe interessante vedere più produzioni che affrontano queste tematiche proiettate nel futuro con un taglio tra il giornalistico e filmico, magari con un finale meno politicamente corretto. ! Non mi sembrano spietate le tue analisi, piuttosto crude e disincantate, sì! Pero in mezzo a tanta superficialità, uno sguardo acuto e lungimirante, è comq una marcia in più.

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